viaggio in portogallo

Viaggio in Portogallo Autentico

Viaggio in Portogallo: Tour Portogallo Autentico dal 6 al 13 Agosto

Sembra impossibile che la nostra grande avventura sia finita… un viaggio in Portogallo davvero ben organizzato attraverso le meraviglie di questo Paese, che ci ha consentito di “assaggiarle”, come ha ben detto la nostra guida Oriana, per suscitare in noi il desiderio di tornare e approfondirne la conoscenza.

Approfittando della possibilità che ci è stata offerta, siamo partiti un giorno prima, domenica 5, il che ci ha tuffati nei 42 gradi di Lisbona. E’ stata la nostra prima esperienza di caldo torrido e ci auguriamo sinceramente sarà anche l’ultima. Sembrava di camminare in un phon tanto bolliva l’aria, ma questo non ci ha impedito di affrontare la nostra prima passeggiata per la città. Per gli altri giorni, la fortuna è stata dalla nostra parte, con cieli di un azzurro incantevole e un caldo secco che la sera lasciava il posto ad una gradevole frescura, tanto da cercare una giacchina.

Abbiamo incontrato la nostra guida Oriana la sera del lunedì. Una signora colta, poliglotta, innamorata della sua terra, che conosce profondamente, dotata di spirito pratico e organizzativo, disponibile e gentile con tutti. Lei ci ha detto che i Portoghesi non hanno dialetti, sono un unico popolo e sentono fieramente il senso della nazione, di cui sono orgogliosi. L’abbiamo ascoltata con ammirazione e con un po’ di rammarico considerando la nostra realtà di campanilismi, frutto di lunghi secoli di separazione. A Guimaraes, una cittadina medioevale che abbiamo visitato, Afonso proclamò la capitale nel 1139 quando si nominò re del Portogallo e nella città si legge a caratteri cubitali “Aqui nasceu Portugal”.  Noi non sapremmo proprio dove mettere questa scritta in Italia!  Oriana parla benissimo l’italiano, con proprietà lessicale e anche  qualche interpretazione personale dei termini che risulta molto simpatica, come il suo “perfino” che significa “alla fine”. Anche Rui, l’autista, un personaggio … alla mattina ci salutava con una voce cavernosa e ci assicurava che quel giorno sarebbe stato infernale … precisando con un sorrisino sadico che le sue parole valevano solo per noi, saremmo arrivati a sera sfiniti … un gruppo di quasi sessanta persone nel pullman uno. Il che fa capire che al tour hanno partecipato anche altri turisti, con altre guide, il tutto sapientemente orchestrato da Oriana in modo che potessimo visitare tutto senza affollarci nello stesso posto contemporaneamente.

Viaggio in Portogallo: Lisbona

Non sarebbe possibile soffermarsi su tutto quello che abbiamo visto e ascoltato, per cui scegliamo di evidenziare i punti che maggiormente ci hanno colpito durante questo viaggio in Portogallo.

Lisbona prima di tutto. Oriana dice che la città ha una parentela con Roma, perché è costruita sui colli che si affacciano all’estuario del Tago. E dunque prepariamoci a salite e discese: ascensori, funicolari, scalinate, vicoli … tutto un su e giù, che trova i suoi momenti di estasi nei belvedere, da dove lo sguardo può spaziare. Oriana ci ha accompagnati nel punto più alto del parco dedicato a Edoardo VII, dove un monumento in qualche modo riassume la storia recente del Paese: un muro che crolla simboleggia la fine della dittatura, vicino a lui come una colonna rappresenta l’immagine della virilità, la voglia della rinascita che si trova anche nel garofano stilizzato che conclude l’opera. Perché un garofano? Perché quella dittatura finì il 25 aprile e in quel periodo si trovano i garofani fioriti, garofani rossi posti nelle canne dei fucili dai soldati. Strana coincidenza di data con la nostra festa della Liberazione, avvenuta molti anni prima. La data dà il nome anche al ponte che attraversa il Tago, sotto il quale passano le grandi navi da crociera che sostano per la visita alla città.

tour del portogallo

Lisbona

Dall’alto del parco abbiamo ammirato da una parte il castello di San Giorgio, dall’altra la chiesa di San Rocco, sullo sfondo il monastero di Cristo Rei sovrastato dalla grande statua del Cristo con le braccia allargate, il ponte e sullo sfondo i quartieri sull’altra sponda dell’estuario e le montagne. Tra i due colli il centro della città, che nel suo passato ha avuto momenti drammatici. Un devastante terremoto nel 1755 e poi incendi, anche recenti. Dopo il terremoto il Marchese di Pombal, la cui statua troneggia ai piedi del parco, fece ricostruire la Baixa, il quartiere basso, con edifici simili tra loro per facilitare le opere di ricostruzione e strade che si incrociano ad angolo retto. La più importante è la Rua Augusta, che si conclude con un grande arco e immette nella Piazza del Commercio, un immenso slargo affacciato sul fiume. Segno ancora evidente dei danni del terremoto è la trecentesca Chiesa del Carmo, della quale restano solo le rovine, le strutture esterne e le arcate, volutamente, proprio per ricordare il dramma. Una caratteristica delle case di Lisbona è la copertura di piastrelle, con colori prevalenti azzurro e oro che, come dice Oriana, si sposano bene tra loro, e decorazioni geometriche e floreali. Luccicano al sole e sono veramente stupende. Come quartiere, ci ha colpito l’Alfama, un intrico di stradine dove vagabondare per cogliere ora un panorama ora un tipo di piastrella ora una sontuosa buganvillea. Su una facciata, una lastra in cui alcuni versi del poeta Pessoa ci hanno profondamente colpiti: l’inferno e il paradiso sono dentro di noi … come è vero!!! Qui si trovano anche le chiese dedicate a San Vincenzo e Sant’Antonio. Il primo è il patrono della città, si dice che il suo corpo fu trasportato qui dall’Algarve su una nave dopo che era stato individuato da dei corvi, che lo sorvegliarono anche durante il viaggio, per cui la nave e i corvi sono il simbolo della città. Sant’Antonio, che noi collochiamo a Padova,  era di Lisbona, abbiamo visitato la minuscola casa dove nacque. E che orgogliosamente i Portoghesi rivendicano. Popolo di viaggiatori, con un passato coloniale di cui rimane testimonianza nel Monumento alle Scoperte, costruito lungo il fiume. Ha la forma di una caravella e la figura centrale è quella del re Enrico il Navigatore, che diede un grande impulso ai viaggi. Dietro di lui viaggiatori come Vasco de Gama e Magellano e sul pavimento ai piedi della struttura un’enorme bussola che ricorda su un planisfero le terre in cui i Portoghesi stanziarono le loro basi commerciali, in tutto il mondo. Oriana ci tiene a sottolineare “scopritori” e non conquistatori brutali come gli Spagnoli. Rivalità comprensibile, anche se sinceramente il vicino monumento ai soldati portoghesi caduti oltremare qualche perplessità la lascia … Per concludere, particolare a Lisbona anche la pavimentazione stradale, fatta con blocchetti di marmo che nei marciapiedi delle strade principali formano eleganti disegni alternando il bianco e il nero e in alcune piazze come la centrale Rossio hanno un andamento ondulatorio per ricordare il mare. Bella, ma ci vuole una certa pratica soprattutto in discesa … è così facile scivolare!

Lisbona - viaggio in Portogallo

Lisbona

Oriana ha definito il nostro un viaggio in Portogallo culturale, ma anche enogastronomico. Lei stessa ci ha consigliato cosa assaggiare: tra i vini, oltre al porto, il frizzante vino verde. E poi gli squisiti pasticcini di nata, pasta sfoglia e crema pasticcera, e pesce, il baccalà, di cui abbiamo provato alcune varianti, le sardine e il polpo. Per ogni zona la sua specialità.

Viaggio in Portogallo: Cabo da Roca, Sintra e la regione dell’Alentejo

Dopo Lisbona, il viaggio in Portogallo ha toccato diverse tappe. Cabo de Roca, la punta più occidentale dell’ Europa, uno sguardo fantastico sull’Oceano Atlantico, onde che modellano la costa, acqua e cielo in cui si mischiano tutte le tonalità del blu e del verde, mentre il vento impedisce alla vegetazione di svilupparsi in altezza. Il palazzo reale di Sintra, residenza estiva dei sovrani, con i suoi due strani comignoli conici, sulle cucine, fatti in modo che la pioggia si condensasse a contatto con l’aria calda che saliva dai fuochi. Il palazzo ha una sala particolare, affrescata con delle gazze che tengono nel becco un fiore e un nastro con una scritta che significa più o meno “senza malizia”. Oriana ci ha raccontato la storia di ordinario gossip che si nasconde dietro il misterioso simbolo. La regina sorprese il re in atteggiamenti affettuosi con una dama di corte e lui si scusò dicendo che non stava facendo niente di male. Ma le malelingue si scatenarono e furono punite rappresentando queste gazze, che per i Portoghesi sono le pettegole, con la frase di scusa ripetuta per ognuna. Il fiore invece era per la regina, un omaggio ripetuto centinaia di volte.  In questo edificio, come del resto nella maggior parte di quelli che abbiamo visitato, si fondono diversi stili, corrispondenti alle diverse epoche di costruzione: moresco, manuelino… Lo stile manuelino fu introdotto nel 1500 appunto dal re Manuel, uno stile barocco, con molti richiami al mare, come cordami o prodotti importati dalle nuove terre come gli ananas.

Lo si trova in tutto il suo splendore nel Convento di Cristo di Tomar, fondato dai Cavalieri Templari, soprattutto nella finestra occidentale della Chiesa, dove non c’è un particolare che non abbia valore simbolico, con elaborati motivi marini.

Cabo da Roca

Cabo da Roca

Verso sud, nella regione dell’Alentejo, abbiamo visto immensi latifondi di uliveti e sughereti. Il sughero è di ottima qualità, viene raccolto ogni nove anni e sulla pianta si segna il numero dell’anno per sapere quando intervenire ancora. La lavorazione lo rende liscio e resistente, adatto anche a essere colorato, utile per i più svariati prodotti. Il Portogallo ne è uno dei principali produttori mondiali. Qui, vicino ai confini con la Spagna, abbiamo visitato il villaggio medievale di Marvao salendo sul castello e la stazione termale di Castelo de Vide, particolare per la storia del popolo ebraico. Nel tempo in cui agli Ebrei non rimaneva che fuggire o convertirsi per evitare il Tribunale dell’Inquisizione, molti finsero la conversione. Così la sinagoga era una casa privata dove incontrarsi segretamente, anche se purtroppo una parete ricorda i nomi di persone vittime dell’oscurantismo cattolico. E poi Evora, con i resti di un tempio romano, circa quindici colonne corinzie del secondo secolo dopo Cristo, e soprattutto la Chiesa di San Francesco, con la Cappella delle Ossa, davvero macabra. Si raccolgono ossa di cinquemila persone, crani disposti ad arco, tibie per delimitare la “struttura” della sala e ossa a non finire, oltre a due corpi mummificati, quello di un uomo e del suo bambino morto per colpa del padre. All’entrata una scritta, le ossa che giacciono lì attendono le nostre. Un richiamo alla brevità della vita e alla necessità della fede per meritare il premio nell’aldilà. Le case della città, come abbiamo notato anche in altri casi, sono imbiancate a calce per riflettere i raggi del sole e in questo modo la luce è veramente accecante. Le parti che potrebbero essere sporcate, come spigoli o parti basse, sono dipinte di solito di giallo o azzurro, creando un effetto decorativo. Secondo l’uso arabo, molte case hanno l’accesso da un portone che immette in un piccolo giardino e poi si trova l’edificio vero e proprio. La maggior parte delle case di questi piccoli paesi ha comunque sul retro il suo giardino.

Più a nord, prevalgono i lecci e soprattutto gli eucalipti, che in Portogallo vengono usati per la produzione della cellulosa. E naturalmente i vigneti, in particolare nella regione di Porto.

Marvao

Marvao

Viaggio in Portogallo: Coimbra

Coimbra è la sede di una delle più antiche università europee. L’antica sede ospita ora la facoltà di giurisprudenza. Abbiamo visitato la cappella di San Michele, tipicamente barocca, con le sue piastrelle, il soffitto ornato, l’altare e un meraviglioso organo e visto dall’alto l’aula magna, che ancora viene usata per discutere le tesi. Ad ogni facoltà corrisponde un colore, il blu è per lettere, l’arancione per psicologia e così via. E ancora si celebra a maggio la bruciatura dei nastri, a indicare la fine dell’anno accademico. Ma gli studenti che stanno finendo il corso di studi hanno un nastro più largo degli altri, con scritte di rimpianto per la goliardia e augurio per il futuro. Quei nastri vengono tenuti come preziosi ricordi di un importante periodo della propria vita.

Coimbra

Coimbra

Viaggio in Portogallo: Porto

Più a nord si trova Porto, attraversata dal fiume Duero e famosa per il vino. Qui abbiamo passeggiato per la città ammirando soprattutto due monumenti. San Francesco, una chiesa sconsacrata per il tanto oro con cui è decorata, oltre duecento kg, per decorazioni barocche capaci di distrarre ogni fedele. Tra queste l’albero di Jesse, un modo pratico per insegnare la Bibbia agli analfabeti, con sculture intagliate che raffigurano l’albero genealogico di Gesù. E un ponte sul fiume opera di un allievo di Eiffel, che ricorda nel materiale e nella tecnica la famosa torre parigina. Nel pomeriggio abbiamo visitato una cantina e un tecnico ci ha spiegato le caratteristiche della produzione del famoso vino, cui è seguito un assaggio. Un bianco e un rosso. Il vino è dolce, liquoroso, piuttosto forte. Risponde al gusto degli Inglesi, che nello stesso periodo potenziarono la produzione a Xeres in Spagna e Marsala in Sicilia. L’acquavite ferma il processo di fermentazione lasciando solo lo zucchero naturale dell’uva.

Porto

Porto

Viaggio in Portogallo: Fatima

E poi Fatima, con il Santuario della Madonna. Abbiamo partecipato alla recita del rosario in più lingue, con tanto di Ave Maria recitata in cinese e partecipato alla fiaccolata, davvero suggestiva. Ma sinceramente non abbiamo apprezzato il supermercato degli articoli religiosi. La fede è intima dal nostro punto di vista, non è esibizione e tanto meno “oggetto”. Punti di vista …

Fatima

Fatima

Viaggio in Portogallo: Alcobaça e Batalha

Finiamo con il Monastero di Alcobaça dove riposano il re Pedro I e sua moglie Ines, in due grandi sarcofagi uno di fronte all’altro, in attesa di riunirsi per l’eternità. Oriana ci ha raccontato la storia di un amore grande e tragico. Pedro dovette sposare Costanza, anche se era innamorato di Ines. Poco dopo le nozze la moglie morì di parto e a Ines fu dato il compito di occuparsi del bambino, che cresceva forte e sano e a suo tempo diventò re. I due vivevano il loro amore e avevano quattro figli, ma la donna fu vittima di una congiura e tre cortigiani l’uccisero. Pietro l’aveva sposata e volle che fosse incoronata regina anche dopo la morte e così fu dissepolta e due dei suoi assassini furono costretti a baciare la mano del corpo in avanzato stato di decomposizione. Niente da dire… la giustizia non ha confini!

Nell’abbazia domenicana di Batalha si ammira il capolavoro del gotico portoghese, con aggiunte di elementi manuelini. Purtroppo un fungo ha intaccato il marmo rendendolo nero, ma pare che si sia trovato il modo di sconfiggerlo. Bisognerà trattare l’intero edificio, che in questo modo tornerà bianco e perderà il colore dorato acquisito nel tempo e sicura parte del suo fascino. Qui abbiamo ammirato il panteon dei re, tra cui Enrico il Navigatore, le cappelle imperfette volute dal re Manuel che fece costruire uno stupendo portale e poi però lasciò interrotte le cappelle di cui rimangono le parti basse delle colonne e si intuisce lo spazio lasciato per le vetrate, un chiostro veramente unico. L’edificio ospita la tomba del milite ignoto del Portogallo, vegliata dai soldati. I soldati sono due, uno morto in Francia durante la prima guerra mondiale e l’altro oltremare. E a proteggerli un crocefisso colpito in Francia da un bombardamento, mutilato alle gambe e a una mano, simbolo della crudeltà di tutte le guerre.

Batalha

Batalha

Viaggio in Portogallo: Nazarè e Obidos

A Nazarè abbiamo di nuovo incontrato l’Atlantico, questa volta per camminare lungo la sua spiaggia, una sabbia granulosa, dorata. Cercando di avvicinarci con prudenza all’acqua perché le onde non risparmiano bagni indesiderati. L’acqua è fredda e subito profonda, non invita a fare il bagno. Infatti pochi si avventuravano in una nuotata. Molto lavoro invece nei ristorantini, con pesce alla griglia cotto su strutture improvvisate all’esterno dei locali, mentre lungo la spiaggia si vende pesce essiccato su strane impalcature di legno e rete.

Ultima tappa del nostro viaggio in Portogallo: Obidos. Una passeggiata per il centro ammirando la fortezza che circonda la città e assaggiando la ginja, un liquore che ricorda il nostro maraschino servito freddo in bicchierini di cacao amaro, con un piacevole contrasto di sapori.

Nazarè

Nazarè

Tanto ci sarebbe ancora da raccontare e da condividere e tanto ci sarà da tornare a vedere… nell’attesa ringraziamo Caldana Europe Travel di averci offerto la possibilità di aggregarci a un viaggio in Portogallo che ha soddisfatto le nostre aspettative e ci ha permesso di visitare luoghi stupendi.

Elena e Francesco

 

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