Foresta Nera - Germania

Diario di Viaggio in Foresta Nera, Alsazia e Svizzera – Luglio 2018

Foresta Nera, Alsazia e Svizzera – viaggio dal 18 al 22 Luglio 2018

Un viaggio, anche se breve, è un’emozione coccolata da tempo, nell’attesa di esperienze nuove, di uno stacco dalla quotidianità che sembra fatta solo di fretta e problemi.

Appena è uscito il catalogo estivo di Caldana Europe Travel, lo abbiamo commentato in famiglia, fino ad arrivare ad una scelta che mettesse d’accordo le esigenze di tutti, almeno sulla carta: le città con la loro storia e l’arte, la natura, le tappe che consentissero di non trascorrere troppe ore sul pullman. Si trattava solo di vedere se alla teoria sarebbe corrisposta la realtà. Ebbene… la realtà ha superato tutte le aspettative!!!

Innanzitutto un’accompagnatrice eccezionale, Monica, che già conoscevamo e che sa mettere tutti a proprio agio con la sua affabilità. Lei nei luoghi a noi ignoti è di casa e sa fornire anche durante il viaggio spigolature che si aggiungono alle spiegazioni delle guide. Non secondo Dean, un mago del volante. E poi le tre guide, personalità diverse, ma competenza, semplicità e simpatia nel porsi con i turisti. Anche con qualche battuta che non guasta e con l’indimenticabile italiano di Horst, che più parlato alla tedesca di così non si può. Uno che sa mettersi in gioco, se la nostra lingua l’ha imparata sul lavoro. Ci piacciono le persone intraprendenti. Infine un gruppo che pur nei pochi giorni ha saputo in fretta trovare un piacevole affiatamento, un piacere soprattutto nei momenti conviviali.

Sono tante le cose che ci hanno colpito: la Foresta Nera nel nostro ricordo era associata alle tristi notizie del tempo delle piogge acide con la loro devastazione. Abbiamo trovato un paesaggio incantevole, dolci colline coperte di boschi talmente fitti da meritare quel nera, alternati al verde più chiaro dell’erba, una gioia per gli occhi e per lo spirito che gode di tanta pace. Il fiume Reno ci ha accompagnato nel nostro percorso dalle Cascate di Sciaffusa, uno dei fiumi chiave dell’economia europea, come il Danubio, vicino alla cui sorgente siamo passati. Le Cascate, in una calda giornata di sole, erano un tripudio di colori, tutte le sfumature del blu e del verde, su cui spiccava il bianco del salto d’acqua, con il suo pulviscolo reso iridescente dalla luce. Ci siamo goduti la nostra passeggiata, arrivando più vicino possibile all’acqua. La natura ha una forza strepitosa, modella il paesaggio, è in grado di dare forma agli speroni di roccia, addirittura di creare in essi dei curiosi fori. E poi ancora cascate, a Triberg, piccole questa volta. Le classiche cascate di montagna, con ben sette salti, che si fanno ammirare con una piacevole passeggiata, nella quale siamo stati accolti da un simpatico scoiattolino sceso da un albero per darci il benvenuto. E, per restare in tema acqua, il dolce lago Titisee, uno dei tanti laghi naturali della zona, da cui sono bandite le imbarcazioni a motore. Tutto il viaggio ci ha mostrato una grande attenzione per l’ambiente, un tema che ci è caro perché solo con il rispetto per la nostra casa comune possiamo pensare ad un futuro vivibile.

Cascate di Sciaffusa

La Foresta Nera ha anche costumi e tradizioni antichi: un buffo cappellino con sopra delle palle per le donne per esempio, palle rosse per le ragazze da marito e nere per le donne sposate. Le abitazioni… abbiamo visitato un museo all’aperto con gli antichi edifici della zona, case e stalle nello stesso tempo, diversi a seconda del luogo di cui sono tipici. Elementi comuni della Foresta Nera sono i tetti spioventi, che però variano nel materiale, legno o paglia, e poi gli oggetti e gli attrezzi del lavoro dei campi e dell’antico artigianato, quando si producevano in casa cose da commercializzare per integrare il bilancio familiare. Vita dura senz’altro, con tanta fatica da spendere sia per uomini che per donne, ma forse meno stressata, meno schiava della corsa frenetica. Bellissima la scuola, con i banchi di legno appaiati e il contenitore per l’inchiostro, fantastiche le raccolte di giocattoli di un tempo che fu, affascinante il necessario per la filatura e la tessitura, come nelle fiabe,  profumo di buono con le zangole e gli stampi per mettere il burro appena fatto, diversi per ogni famiglia. Nelle case la stanza nera fondamentale per affumicare i cibi e, dall’altra parte, la grande stube, dove riunirsi per stare al caldo. E poi carri e calessi che facevano tanto hamish… avremmo potuto trascorrere ore e ore ad osservare ogni dettaglio. Orologi a cucu? Nella Foresta Nera sono di casa, c’è quello più grande del mondo e un curioso pupazzo parlante di nome Johann spiega come funziona.

Foresta Nera

Ai margini della Foresta Nera si trova Friburgo, una città tedesca che la guida ci ha indicato come, appunto, particolarmente attenta alla difesa dell’ambiente. Qui si trova il primo ponte pedonale tedesco, che porta dalla città ad un parco da cui poi si dipartono i sentieri per le passeggiate nella Foresta. Qui un abbonamento di 57 euro al mese consente alle persone di fruire di un’eccezionale rete di trasporto pubblico, tanto che molti friburghesi non possiedono auto private. Per noi un esempio senz’altro da imitare, come la diffusione di campi con pannelli fotovoltaici o pale eoliche che caratterizza il territorio. Edifici autosufficienti dal punto di vista energetico, in grado anche di passare alla rete pubblica l’eccedenza… deve diventare una realtà mondiale! La città si sviluppa attorno a due strade principali che si incrociano ad angolo retto e mostra una curiosità: nove chilometri di canalette che percorrono il centro, alimentate dal fiume e utili nel passato principalmente per spegnere gli eventuali incendi degli edifici in legno. Un’altra particolarità riguarda i tetti: una struttura a gradini, strana per noi, sembra solo ornamentale e invece ha il suo perché: se questa è l’unica parte in pietra della casa mentre il resto è legno, sarà in grado di “tagliare” un eventuale incendio.  Come tutta la Germania, anche Friburgo durante la seconda guerra mondiale è stata pesantemente bombardata. Nel duomo gotico si conserva una foto particolare: tutto distrutto intorno e appunto il duomo rimasto intatto, anche la guglia. Per non essere danneggiato dal vento, questo edificio è molto traforato e proprio questa caratteristica gli ha permesso di resistere agli spostamenti d’aria. Questo della guerra è un tasto doloroso, che ancora mette il popolo tedesco di fronte alle proprie responsabilità in relazione alla Shoah. La guida ci ha detto che il tema è tanto sentito da venire trattato in modo approfondito negli ultimi due anni di scuola, come per metabolizzare il lutto di un’intera nazione. Niente monumenti, solo due quadratini per terra, con il nome di due persone vittime dell’Olocausto. Nella consapevolezza che il nome e il cognome di un essere umano fanno riflettere molto di più di una grande struttura che comprendendo tutte le vittime nell’anonimato in qualche modo le spersonalizza.

Friburgo

Dopo la Foresta Nera, ci siamo addentrati nella piana del Reno, delimitata dai Vosgi, muovendoci in un territorio al confine tra Germania, Francia e Svizzera e lungo la celeberrima via dei vini alsaziani. Alsazia… terra magnifica contesa nella storia tra Germania e Francia. Dal 1870 in poi soggetta a frequenti cambi di Stato… e tanto più giustamente orgogliosa sia di aver mantenuto la propria identità sia di aver capito che la strada da percorrere è quella della pacificazione, con il progetto di unire la francese Strasburgo con la città tedesca più vicina al confine.

Abbiamo visitato Colmar, una perla preziosa di scorci veramente fantastici. Fiori ovunque curati con passione e angoli pittoreschi con le tipiche case a graticcio. Che hanno il telaio con le assi oblique per resistere ai terremoti e danno una marea di informazioni sui proprietari. Sull’architrave della porta la data e le iniziali del proprietario, oltre a dei simboli sulla sua professione. E poi i colori per le diverse professioni, per esempio il giallo per i panettieri, secondo il sistema delle corporazioni. E poi ancora se sotto la finestra c’è un decoro come a griglia lì vive una ragazza da marito, se invece è un rombo una coppia che sta pensando a un bambino… case costruite con furbizia da bravi mercanti: il piano inferiore è più stretto del superiore perché si pagano i metri quadrati della base… per non parlare delle insegne, veri capolavori anche qui collegati alle professioni. Se uno vede campeggiare un brezel, per esempio, non può aver dubbi sul negozio che ha davanti… quante leggende sul brezel!!! La nostra guida ce ne ha raccontata una, secondo cui i tre spazi forati rappresentano la trinità, ma ha anche precisato che avrebbe potuto andare avanti all’infinito. Abbiamo visitato alcuni passaggi privati ammirando piccoli giardini simili a opere d’arte, infatti le case non hanno il verde davanti ma all’interno. Molte presentano dei piccoli terrazzini chiusi così chi si affaccia non perde un dettaglio di quello che succede in strada. E se la casa è all’incrocio di più strade le notizie si moltiplicano… anche qui con le case a graticcio esisteva il pericolo degli incendi. Ecco che allora ogni tanto compare una struttura in pietra, come una colonna a separare due case contigue, con la funzione di rompere il fuoco.  Abbiamo percorso una stradina ricostruita con perizia, rispettando l’antico e permettendoci di fare un meraviglioso tuffo nel passato, accompagnati da un glicine che collega le case con le sue fronde rigogliose. Le opzioni erano due: che venisse abbattuto tutto o che il Comune comprasse gli edifici per restaurarli. Scelta quanto mai azzeccata… Nel cortile della casa di Bartholdy abbiamo visto una delle sue sculture ma soprattutto ascoltato la storia di questo artista che ha lasciato in dono all’umanità la statua della Libertà donata alla città di New York. Lui voleva che quella casa fosse destinata agli anziani poveri, ma il suo testamento è stato ritrovato solo due anni fa e la casa adesso è il suo museo.

Colmar

Dopo il gioiello di Colmar abbiamo proseguito verso la via dei vini, in una zona bellissima per la natura e importante per l’economia, nodo di incrocio tra Europa est e ovest, nord e sud. Basta pensare che solo dal tempo di Maria Antonietta esisteva un percorso attraverso la Foresta Nera che le permetteva di raggiungere Vienna da Parigi. Adesso la piana del Reno, con i suoi fiumi e canali, è appunto fondamentale per il commercio e consente anche da Strasburgo di effettuare delle crociere.

Ci siamo fermati a Barr per la visita ad una cantina vinicola dove una stessa famiglia lavora da cinque generazioni. Il proprietario ci ha spiegato le fasi essenziali della lavorazione delle uve e illustrato le tipologie di vitigni che lavora, poi abbiamo assaggiato quattro diversi vini di qualità eccellente. Secondo il principio del poco ma buono… anzi super!!! Abbiamo apprezzato l’orgoglio di queste persone che credono nella terra e la curano con amore, come purtroppo sempre più raramente si vede.

E poi Strasburgo. Le cicogne, che sono emblema dell’Alsazia, hanno qui il loro luogo protetto nel parco dell’Orangerie, vicino ai grandi palazzi dell’ Unione Europea, tra cui il Parlamento. Da lì attraverso il quartiere tedesco costruito dopo la conquista del 1870 siamo arrivati in centro, per ammirare il Duomo e via via altre zone ricche di fascino fino alla Piccola Francia e ai ponti coperti. Il Duomo è meraviglioso, con la sua guglia arriva a 142 metri. Un capolavoro di arte gotica che ricorda in parte Notre Dame di Parigi, ha la campana civile che suona tutte le sere alle dieci in ricordo del tempo in cui gli Ebrei dovevano rientrare e nella guglia le campane religiose. La nostra guida, un signore tedesco che vive nella Foresta Nera, ci ha mostrato quella che per lui è la piazza più bella della città: la Piazza della Repubblica. Soprattutto per il monumento che si trova al suo centro: la statua di una donna, l’Alsazia, che come mater dolorosa tiene tra le braccia i suoi due figli morti in guerra, uno combattendo con i Tedeschi, l’altro con i Francesi. Ma nel monumento sono nudi, non hanno divise a separarli perché la morte non distingue le nazionalità. In questo c’è tutto il dolore di un popolo straziato, ma anche la gioia di pensare al passato come a un qualcosa destinato a non tornare in nome di un’Europa unita e senza guerre, senza cimiteri come quello alle porte della città, che custodisce le spoglie di ventiquattromila soldati americani. E Horst si anima quando parla di questo, perché ricorda che sua nonna aveva sessant’anni la prima volta che è andata a Strasburgo, invece sua figlia quando la sera ne ha voglia prende e va in Francia con la stessa facilità con cui i giovani tedeschi vanno a gustare una fetta di Foresta Nera. E parlano l’alsaziano, orgogliosamente. E allora, dice, alleanza, basta divisione, danni la guerra ne ha fatti abbastanza! Guardando al futuro, diventa fondamentale lo studio. Come Friburgo, Strasburgo è una città universitaria e ospita molte facoltà e migliaia di studenti. E’ anche una città tollerante, con la sua moschea e la sua sinagoga… dopo l’odio per il diverso, il rispetto, che è sempre la carta vincente. Le riflessioni suscitate da un passato così pesante non ci hanno impedito di apprezzare anche la buona cucina: due sere e due cene al ristorante con piatti tipici, più tedeschi che francesi, crauti e maiale a gogò, il trionfo del buongustaio!

Strasburgo

Dopo cena per noi una passeggiata in libertà… che piacevole sorpresa gli spettacoli di luci, specialmente quello sui ponti coperti, con uno splendido sottofondo musicale e l’effetto dell’acqua che amplificava le immagini!

Ultimo giorno del tour Foresta Nera, Alsazia e Svizzera si torna a casa, visitando, durante il percorso lo stupendo castello di Hauptkoenigsberg e, anche se in velocità, il centro di Lucerna.

Il castello è su una collina, molto grande, un’autentica sorpresa. L’audioguida supertecnologica consente di visitarne le parti più significative, come gli ambienti di servizio,  le stanze arredate con mobili d’epoca o l’armeria. E per concludere quattro passi sul ponte coperto di Lucerna.

A chi consigliare questo viaggio? A tutte le persone che amano il bello e credono che la fratellanza tra i popoli sia un valore da difendere sempre e comunque. In poche parole a tutti.

E non dimenticate di accarezzare il cagnolino scolpito sul pulpito della Cattedrale di Strasburgo… dicono che porti fortuna!

Elena, Irene e Francesco

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