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Diario di Viaggio Sua Maestà Londra dal 7 al 14 Agosto 2017

GIORNO 1

07/07/17 Ore 06:00

Il suono deciso della radiosveglia mi scuote dal sonno agitato in cui ero caduto, obbligandomi ad aprire gli occhi per mettere fine a quel rumore straziante. Sono stanco, ho dormito solo 3 ore a causa dell’agitazione e della frenesia per la partenza che aspettavo da settimane.

Mi alzo ed inizio a prepararmi con l’emozione che aumenta ad ogni minuto.

Ore 08:30

Arrivo al punto di incontro a Saronno e attendo con impazienza l’arrivo del pullman con il quale avrei iniziato il mio viaggio verso Londra.

Dopo poco più di mezzora la sagoma inconfondibile del mezzo si avvicina svoltando verso destra; l’autista, Fausto, scende e mi aiuta a caricare il trolley nel bagagliaio, mentre l’accompagnatrice Elisabetta mi saluta e mi fa accomodare al mio posto. Poi l’autobus parte.

In tanti mi hanno sconsigliato di utilizzare il pullman come mezzo di trasporto per raggiungere Londra, caldeggiando invece per il più rapido volo in aereo. E per la prima ora di viaggio ero quasi sul punto di dargli ragione: il clima era silenzioso, riservato, ed ogni viaggiatore era intento ad usare il cellulare, leggere un libro o a guardare fuori dal finestrino.

Arriviamo a Chiasso, superiamo la dogana ed iniziamo ad attraversare la Svizzera con destinazione Reims, dove avremmo pernottato per ripartire la mattina seguente. In prossimità del traforo del San Gottardo troviamo una bella coda, eppure le prime imprecazioni contro la lunga fila di auto che ci precedeva ha aiutato ad alleggerire l’atmosfera e, nel giro di un’altra ora, abbiamo superato la coda ed abbiamo instaurato un clima di convivialità con una buona decina dei miei compagni di viaggio.

Riflettendo, con l’aereo sarei scuramente arrivato a destinazione con uno schiocco di dita, ma il viaggio in pullman permette di creare un legame particolare tra i compagni di viaggio che sarebbe impossibile in un viaggio di due ore e che alla fine è stato parte integrante di questa esperienza tanto quanto la visita della città.

Il tragitto si è fatto sentire ma non è pesato, complice un tramonto mozzafiato tra le campagne francesi, le chiacchiere a bordo tra noi e l’autista Fausto (una vera forza della natura) e le frequenti soste per sgranchirci le gambe e svuotare la vescica.

Poco dopo le 21

Siamo arrivati all’hotel a Reims tra la gioia comune ed abbiamo cenato in un ristorante di fronte all’albergo; dopo cena alcuni decidono di ritirarsi in camera, ma non io. Come potevo perdermi l’occasione di un giro notturno in città fino alla Cattedrale di Reims?

Così, riunito un discreto gruppo, partiamo tra le vie del centro, svoltano prima a destra e poi a sinistra tra le strade dalla tipica aria parigina.

Senza accorgermi siamo arrivati alla Cattedrale, la facciata che si staglia fino al cielo ormai cupo, illuminata flebilmente dai lampioni che delimitano la piazza. E’ uno spettacolo magico, quasi da film.

La cattedrale è imponente e meravigliosa al tempo stesso, ricca di sculture, mille decori e centinaia di angeli scolpiti che, nella notte, assumono un’aria malinconica. Impossibile non lasciare vagare lo sguardo per la struttura e, guardando le alte guglie buie, si ha quasi la sensazione che qualcuno là in cima ricambi il nostro sguardo curioso, o forse sono solo i doccioni a gargoyle che sbucano ad intervalli regolari; non è dato saperlo.

Ore 00:01

Mi butto stremato sul letto, con in volto un sorriso di soddisfazione

 

GIORNO 2

Ore 06:30

Mi sveglio e, dopo essermi reso presentabile, scendo per la colazione a buffet e recupero la valigia, caricandola poi in pullman; il viaggio è solo all’inizio.

Partiamo così in direzione Calais, per imbarcarci sul traghetto e raggiungere le coste inglesi, mentre le prime gocce di pioggia cominciano a formare mille lacrime sui finestrini ed il cielo si incupisce minaccioso.

Ore 10:30

Siamo arrivati a Calais senza problemi, con una veloce sosta per il carburante ed il suono incessante dell’intensa pioggia contro i finestrini. Abbiamo superato gli scrupolosi controlli alla frontiera e nel giro di poco ci siamo imbarcati sul traghetto; l’aria era fredda, ed un vento insistente rende necessario indossare una felpa pesante anche in pieno agosto.

Appena possibile esco sul ponte all’aperto, mentre il traghetto si stacca dal porto lentamente puntando verso le coste inglesi; il cielo è coperto da nuvole scure ma non piove, il che è sicuramente positivo.

Dopo un paio d’ore tra dentro e fuori vedo finalmente in lontananza le famose bianche scogliere di Dover. Avevo visto diverse foto su internet, eppure mai avevo trovato un’atmosfera del genere, forse perché ogni esperienza vissuta in prima persona risulta molto più intensa che una semplice fotografia: le rocce di Dover, di un bianco spettrale, si avvicinano velocemente mentre la nave taglia le onde di un insolito colore a metà tra il blu ed il verde. Non è il classico panorama da cartolina con il sole splendente e le scogliere a contrasto con l’erba verde brillante, eppure quel quadro dal tono un poco triste resterà per sempre nella mia memoria come una delle vedute più suggestive della mia vita.

Cambio dell’ora (fuso orario differente), sbarco e proseguimento verso Canterbury, prima effettiva tappa del nostro tour.

Il pullman accosta accanto ad una schiera di case tradizionali tipicamente inglesi, con le facciate di mattoni ed i giardini curati, e ci inoltriamo verso la cattedrale passando per le viuzze del centro.

Il paese è davvero molto caratteristico: ogni casa sembra arrivare direttamente dal passato, come se si fosse materializzata per chissà quale motivo nel nostro secolo, e passando tra le strade più caratteristiche sembra davvero di fare un tuffo nel passato, aspettandosi che da un momento all’altro sbuchi una carrozza da dietro l’angolo.

La cattedrale non è da meno e rispecchia le mie più rosee aspettative: pur avendo la facciata coperta per lavori di manutenzioni è chiaro si tratti di una struttura antica, ricca di storia e con un’aurea di mistero.

L’interno se possibile è ancora più suggestivo, con le navate, i chiostri, le sale, le cripte, ogni angolo racconta una storia e sfiorando la roccia fredda non è difficile provare un leggero brivido pensando che quelle stesse pietre sono state toccate anni addietro durante un efferato omicidio commesso all’interno della cattedrale, quello di Thomas Becket.

Passiamo un’altra ora passeggiando per quel suggestivo paese dai mille colori e poi ripartiamo in direzione Londra, la nostra meta principale, sebbene non l’unica, arrivando in serata al nostro hotel londinese.

Dopo una ricca cena a buffet ci scambiamo sguardi ‘intesa: non avremmo finiti lì la serata.

E così, nonostante la stanchezza per il viaggio, il nostro fidato manipolo si avvia verso la vicina stazione metropolita in direzione Westminster. Scesi dalla metro quasi non ci accorgiamo di sbucare direttamente ai piedi del Big Ben, con l’orologio ben illuminato e stagliato contro il cielo nero della notte. Attraversiamo il Westminster Bridge e vediamo le luci aranciate del parlamento specchiarsi nella acque nere del Tamigi, le luci rossi del London Eye dalla parte opposta e camminiamo fino ad arrivare a Trafalgar Square e Piccadilly Circus, restando a bocca aperta ad ogni nuova scoperta.

Ore 00:30

Rientro in hotel, mi cambio e mi butto sul letto; un minuto dopo sto già dormendo.

 

GIORNO 3

Le previsioni non hanno sbagliato ed il cielo è scuro ed ingombro di grosse nuvole nere; nel giro di poco comincia a piovere a dirotto.

Al mattino, raggiunti dalla guida locale Roberto, visitiamo l’Abbazia di Westminster che, tra la magnificenza della struttura ed i racconti dettagliati di Roberto, ci cattura subito in un’atmosfera magica e regale: non sembra vero di poter attraversare le navate sotto le quali sono passati e passano tuttora re e regine, principi e principesse, e dove migliaia di persone hanno assistito all’incoronazione di Elisabetta II.

Il pomeriggio avrebbe dovuto prevedere una passeggiata per Westminster, ma la pioggia torrenziale non ci consente di fare lunghi tragitti a piedi.

Così, dopo aver pranzato nella pittoresca zona di Covent Garden, Roberto propone un tour a bordo del pullman alla scoperta degli angoli più suggestivi, ed una visita del Victoria & Albert Museum (museo delle arti applicate). Non ne avevo mai sentito parlare ma devo dire che ogni sala regalava qualcosa di incredibile (dipinti di Caravaggio, manoscritti di Leonardo, perfette riproduzioni delle maggiori opere italiane, e ancora arazzi, sculture, intere facciate di abitazioni ecc). Insomma, se volete essere sorpresi e meravigliati scoprendo una tappa diversa dalle solite mete Londinesi non lasciatevi sfuggire una visita in questo museo.

Nel tardo pomeriggio una tappa da Harrods, con la felicità delle signore del nostro gruppo che si sono sbizzarrite nello shopping, e poi cena in un vicino pub molto caratteristico.

Il dopo cena l’abbiamo trascorso nella hall dell’albergo a causa della pioggia battente, pianificando nel mentre i prossimi itinerari per il tempo libero.

 

GIORNO 4

Ore 6:30

Il cielo è tornato limpido e terso ed un sole già tiepido colpisce i marciapiedi costellati da pozzanghere; poi terminata una rapida colazione e si parte alla volta di Oxford, che raggiungiamo dopo un viaggio veloce e piacevole.

Il paese è magico, ancorato alle atmosfere gotiche di un tempo, ed una visita con la guida locale Rita alla scoperta del New College (luogo in cui sono state girate e a cui sono state ispirate diverse scene del film Harry Potter) rende il tutto ancora più spettacolare.

Passare tra i corridoi o salire una ripida scalinata di pietra, entrare nella cappella e passare per il chiostro: tutto trasuda storia e fascino, acuito ancora di più se ci si ricorda di quelli stessi scorci visti qualche tempo prima al cinema o in televisione.

Le alte strutture in stile gotico verticale ci accompagnano anche fuori dal college, mentre ne vediamo altre dall’esterno e scopriamo a poco a poco qualche piccolo pezzetto di questa città che sembra quasi essere rimasta a qualche secolo fa, come se una grande mano invisibile avesse racchiuso la cittadina in una palla di vetro, simile a quelle di natale con la neve dentro.

Dopo il pranzo si riparte verso Windsor per visitare l’interno del famoso castello, uno tra i più grandi al mondo ancora abitati.

Già da fuori la struttura si presenta colossale, ma ciò che mi colpisce è lo straordinario stato di conservazione del castello, che pareva quasi un plastico di dimensioni mastodontiche dalla maniacale perfezione di ogni mattone. Ma è l’interno a lasciarmi senza parole: intere stanze piene di armi ed armature, altre finemente decorate da affreschi pregevoli, altre ancora rivestite di tessuti preziosi; una stanza presenta stucchi dorati sulle pareti e i soffitti, grandi specchi ed enormi lampadari di cristallo che ricordano in qualche modo la grande Sala degli Specchi di Versailles. Lì non ho avuto più parole.

La visita è durata un paio d’ore, forse qualcosa in più, durante la quale ho potuto visitare anche la spettacolare cappella di San Giorgio, ciliegina sulla torta di quel luogo mozzafiato.

Alla sera, dopo cena, il nostro gruppo di intrepidi decide di arrischiarsi in una lunga camminata a piedi costeggiando il Tamigi ed arrivando sino a Buckingham Palace.

La notte, ancora una volta, stravolge completamente i profili della città, e dove prima si trovavano alti palazzi ed anonimi ponti, ora vediamo una miriade di luci che diventano migliaia riflettendosi nelle scure acque del fiume ai loro piedi.

Arriviamo fino a Buckingham Palace ma non siamo in grado di tornare indietro; fermiamo un taxi nero materializzatosi quasi per magia (a cui ha fatto seguito un secondo taxi bianco per il resto della compagnia) e ritorniamo in hotel stremati ma soddisfatti.

Non ti ringrazierò mai abbastanza tassista senza nome che ci hai riportato in albergo sani e salvi.

 

GIORNO 5  

I giorni volano, scorrendo tra le dita come mercurio liquido, arrivando già al penultimo giorno di effettivo soggiorno a Londra, poso il cellulare chiudendo l’applicazione del calendario con un misto di rammarico e soddisfazione per le meraviglie viste fino ad ora.

Ore 10:30

Arriviamo alla Torre di Londra per una visita interna che avrebbe preso un paio d’ore, tra le torri della fortezza, sale ricche di armi ed armature, strumenti di tortura ecc, oltre alla visione dei famosi gioielli della corona.

E qui devo fare una puntualizzazione che mi ha lasciato con l’amaro in bocca per il resto della giornata: per voi è concepibile che un diamante grosso quanto un kiwi, all’apice di uno scettro tempestato di pietre preziose, stia rinchiuso mestamente in una teca di vetro a prova di proiettile? A me è sembrato uno spreco indicibile e, di sicuro, troverei un uso più proficuo per quel grazioso oggetto se solo lo avessi tra le mani.

Pazienza, me ne farò una ragione.

Il pomeriggio libero permette a me e al resto della compagnia, che è ormai ben consolidata, di fare una rapida visita al British Museum, tappa quasi obbligata se siete amanti dell’archeologia (e non), che potrebbe benissimo portare via un’intera giornata, ma che nel nostro caso sarà durata un paio d’ore.

L’atrio del museo è immenso, bianco e dalle linee moderne; a destra ed a sinistra si dipanano invece una serie di stanze infinite, differenziate per zona geografica e periodo storico.

La cosa che mi ha colpito di più? Potrà essere scontato ma avere davanti a sé la Stele di Rosetta, tanto che se potessimo attraversare lo spesso vetro di sicurezza che la contiene ci basterebbe allungare la mano per toccare la sua fredda superficie irregolare non ha rivali.

Dopo una lauta cenetta con bis di lasagne decidiamo di passare una seconda serata tranquilla rilassandoci nella hall e andando a letto un po’ prima del solito.

 

GIORNO 6

Ultimo giorno a Londra, già mi manca.

Al mattino visitiamo gli interni di Buckingham Palace, e penso che sia abbastanza scontato quello ci abbiamo visto.

Ampie stanze ricoperte di tappeti rossi, enormi quadri alle pareti e soffitti arricchiti da meravigliosi lampadari di cristallo. Sale da ballo, stanze per i ricevimenti, salotti di lettura e scalinate da film hollywoodiano si sono susseguiti uno dopo l’altro, catapultandoci per un paio d’ore nei panni di un reale, un nobile, un funzionario di stato e così via. Davvero da lasciare a bocca aperta!

La mattinata si è conclusa con una visita in pullman della City, la zona più moderna della città di Londra; effettivamente è incredibile come in questa metropoli riescano a convivere senza stonare l’antico e il moderno, le ville regali ed i grattacieli di vetro a pochi chilometro gli uni dagli altri.

Ore 14:30

Ultimo pomeriggio libero, con una rapida visita del Natural History Museum (la sala d’ingresso vi assicuro ha tolto il fiato a tutto il gruppo) ed una passeggiata attraverso Hyde Park, mentre lasciamo che un caldo sole estivo ci lambisca il viso sorridente.

Ore 20:00

Ceniamo forse, più silenziosamente del solito perché sappiamo sarà l’ultima cena in questa città meravigliosa  e decidiamo di dare una degna conclusione a questo tour raggiungendo la Torre di Londra ed il Tower Bridge per un ultimo saluto notturno.

Ore 22:00

Scendiamo dalla metro e respiriamo l’aria frizzante della sera, mentre a passo deciso aggiriamo la Torre illuminata fino ad arrivare alla banchina per gli imbarchi dei traghetti; la superiamo fin dove possibile raggiungendo l’ultima piattaforma con ai piedi il Tamigi che, ancora una volta, brilla di tutte le mille luci della città.

Davanti a noi c’è il Tower Bridge, anch’esso illuminato: uno dei simboli più iconici della città.

Siamo tutti stanchi, i piedi doloranti, eppure nessuno dice niente, nessuno vuole allontanarsi e in silenzio facciamo scorrere lo sguardo malinconico sulle increspature dell’acqua, mentre un traghetto in pieno clima festaiolo ci passa accanto salutandoci.

Alziamo un’ultima volta lo sguardo verso l’orizzonte e poi ci incamminiamo verso la fermata della metro.

 

GIORNO 7

Ore 07:00

Si riparte, ormai siamo al termine della nostra esperienza, e con un ultimo saluto al London Eye in lontananza  ci dirigiamo verso Dover per ripetere la traversata della Manica con destinazione finale Fontainebleu.

Il clima è decisamente differente, il sole caldo delle 11 scalda le membra e regala una vista delle scogliere davvero da cartolina.

Eppure, pur essendo una visione sicuramente più solare della prima attraversata dello stretto sotto un cielo nero e sopra un mare glaciale, devo ammettere che il prato rigoglioso delle scogliere ed il cielo azzurro intervallato da qualche gabbiano curioso mi rendeva molto più triste di quanto non fossi stato una settimana prima.

Il traghetto, dapprima lentamente e poi sempre più veloce, prende il largo allontanandosi dalla costa inglese.

Seduto su una poltrona blu mi giro un’ultima volta in direzione di quella sottile linea bianca e verde con un sorriso triste sulle labbra. Poi mi rigiro.

Ore 20:00

La sera ceniamo a Fontainebleu e riusciamo per una manciata di minuti a visitarne gli esterni prima della chiusura, poi una breve passeggiata e decidiamo tutti di andare a letto.

 

GIORNO 8

Ore 06:00

Partiamo, ancora mezzi addormentati, per ritornare a casa dopo una meravigliosa esperienza.

Il viaggio passa veloce in un dormiveglia di svariate ore, momenti di sonno profondo e di veglia non troppo vigile.

Quando siamo quasi arrivati ci guardiamo negli occhi, ci abbracciamo e ci salutiamo, con un po’ di malinconia e con tanta felicità.

E io ringrazio queste persone, giovani e vecchie, uomini e donne che forse non rivedrò mai più nella mia vita o che rivedrò quando meno me l’aspetto, ma che hanno condiviso un meraviglioso frammento della mia vita che non dimenticherò mai.

Fine.

Andrea

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