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Diario di Viaggio Panorama Balcanico 7-14 Agosto 2017

TOUR LEADER: CRISTINA
AUTISTA: FRANCESCO
PARTECIPANTI: 16 (me compreso)

Come giustamente detto in chiusura da Cristina la buona riuscita di un viaggio consiste anche nella qualità e buona disposizione dei partecipanti. Anticipo che avevo già partecipato a viaggi svolti in questa maniera ed ho intenzione di farne altri. Non starò a dettagliare tutto quello che è successo, sviluppando invece alcuni episodi con aneddoti.
Le città visitate sono state: Lubiana – Slovenia; Zagabria, Spalato, Sibenik, Zara – Croazia; Belgrado – Serbia; Sarajevo, Mostar – Bosnia Herz.

DISPOSIZIONE AL VIAGGIO.
In viaggi organizzati di questo tipo la mia disposizione è affidata all’ispirazione. Voglio dire, conosco per sommi capi cosa ci sarà da scoprire, una sbirciatina ai luoghi la dò, per problemi personali cerco soluzioni per il cibo, il tutto senza entrare molto nello specifico. Essendo organizzato non ho la fatica di cercare dove andare e questo è un gran vantaggio. In questi casi la sorpresa può rivelarsi positiva o negativa ma sempre sorpresa sarà.

AVVENTURA.
Pur usando questa parola col rischio di modificarla abusandone, il viaggio in questo paesi non si può definire una tranquilla settimana alle terme. I paesi sono reduci da anni di guerre intestine a loro volta successivi al periodo comunista che hanno modificato la loro tipologia, variando parecchio da luogo a luogo. Slovenia e Croazia appaiono come realtà a pieno titolo assimilabili ad altri paesi europei sviluppati economicamente, mentre Serbia e Bosnia non sono riuscite a tenere il passo. L’avventura si prova in queste ultime dove le infrastrutture sono distanti dagli standard nostrani, come pure la reattività necessaria per accogliere il turista. Qualcosa si sta muovendo. A Sarajevo una graziosa hostess porge dei questionari ai visitatori dove si chiede un giudizio sulla città. Poco distante nella collina, in un esercizio pubblico viene rifiutato l’uso della toilette alla comitiva appena giunta, pur intuendo le basse condizioni economiche del luogo. Contraddizioni di neofiti del turismo.

CIBO.
Come già detto per motivi personali sto attento a quello che mangio. Sono ciliaco non in forma acuta. E’ un problema non poter fare un percorso gastronomico della cucina locale. Ho avuto la fortuna di mangiare in un locale del posto a Belgrado, Sarajevo e Mostar. Negli ultimi due ho scelto l’identica cosa. A Belgrado della verdura arrostita molto piccante ha preceduto del pollo con contorno ed un bel pezzo di frutta. A Sarajevo ad una minestrina insipida è seguita una bella frittura di maiale con una mela finale. Nelle varie cene agli hotel, spesso a buffet, si è distinta l’ultima cena a Zara, dove al disagio di avere molta gente ha fatto da contraltare la varietà di scelta di buona qualità. In questa occasione ho fatto un salto alla regola mangiando una bella fetta di torta. Al cibo si unisce la compagnia, l’ambientazione. che ne può modificare il giudizio. A Belgrado si è unito al gruppo la guida locale Mirko, signore brillante e ciarliero. Oltre a descrivere il cibo ed ha risolvere qualche inconveniente, si è intrattenuto descrivendo la sua città e la sua storia personale. Cercando di convincere la perplessa compagnia sull’abbondanza ha invitato a non farsi problemi nell’avanzare le pietanze perchè qualcuno le avrebbe mangiate. Da parte sua qualche cagnolino periferico avrebbe trovato modo di rifocillarsi. A Belgrado ci sono cani randagi, cosa che nel nostro paese è piuttosto raro, ed è un sintomo di povertà. A questo Mirko aggiungeva la quantità di farmacie presenti. Abbastanza scontato aggiungere che il cibo occidentale ha trovato modo di integrarsi cosicché, come in qualsiasi parte del mondo, si mangiano e si comprano le stesse cose.

CAMBI.
L’entrata in vigore dell’euro inizialmente accettata viene ora criticata da varie parti. E’ senza dubbio un vantaggio comunque la comodità di poter utilizzarla nei vari paesi che l’hanno adottata. Serve come emblema il caso nostro, dove all’euro della Slovenia servono kune in Croazia, dinari in Serbia e marchi in Bosnia. La permanenza limitata aiuta a disorientarsi. Se vai in Croazia una settimana viene spontaneo dopo poco adeguarsi. Se il giorno successivo devi già imparare il cambio diverso della Serbia, se il giorno successivo devi ragionare in marchi, ovvero in un mezzo euro. per poi ritornare alla kuna nel rientro, la confusione raggiunge la vetta. Va detto che l’inevitabile svantaggio rappresentato dal cambio in loco, alle varie commissioni bancarie per i prelievi, viene ampiamente pareggiato dai prezzi locali. E’ quasi un peccato non esagerare negli acquisti. A ciò si aggiunge la somiglianza delle monetine. Io sto già pensando di sbolognare gli spiccioli rimasti con vantaggio.

SERBIA.
Originariamente avevo scelto solo il tour serbo. Per il mancato raggiungimento delle presenze è stato annullato e così con lo stesso entusiasmo ho scelto questo. La Serbia non è molto conosciuta e sconta le due sconfitte storiche recenti. La prima, la caduta del comunismo, è stata soffice. I legami con i fratelli russi erano ondivaghi, il comunismo titino è stato una variabile poco ortodossa, l’apertura all’Occidente è stata praticata anche durante la cortina di ferro, ma nonostante ciò quello che poteva definirsi un paese comunista nella vecchia Federazione Yugoslava era rappresentato da Belgrado. La seconda sconfitta è stata cruenta. Le autonomie dei vari attuali paesi sono arrivate con la guerra. E la Serbia ne è sempre uscita sconfitta con disonore. Ciò che è successo a Sarajevo, a Mostar sono ferite che la comunità internazionale non ha dimenticato relegando il paese in uno stato di arretratezza e frustazione. Belgrado è una città in mezzo alla campagna. Cercando di dare una dignità al paese si dice sia uno dei maggiori produttori mondiali di prugne. E che ci fai con le prugne? In qualche industria attorno alla sterminata distesa di frumento si dice venga prodotta la Fiat, Mirko ci dice che ci sia qualche posto dove vengono addestrati militarmente milizie estere. Viene il dubbio siano mercenari locali. Forse suggestionati dal recente fatto di cronaca viene facile credere che il famigerato Igor possa essere nascosto nei dintorni. Di violenza non se ne vede, le strade la sera sono tranquille, sembra in realtà non ci sia nessuno e quei pochi raccolti nel centro. Dove c’è un tesoro. No, non parlo dei monumenti, quelli sono ricostruiti, sanno di modernità. Parlo delle ragazze. Belle, esageratamente belle, alte, bionde. altere, sembrano tutte fotomodelle. Quelli che dicono che le migliori sono le russe si facciano un giro da queste parti.

LA SERATA A SPALATO.
All’arrivo a Spalato scopriamo di non essere a Spalato. La sistemazione dista 20 chilometri dal centro, l’hotel sembra una desolata costruzione in una zona industrial-commerciale. Una rapida occhiata all’hotel dà segnali però invitanti: arriva una comitiva di portoghesi (di turisti del Portogallo per evitare fraintendimenti), si prepara una festa nel retro. Dopo cena si decide di raggiungere il centro in bus, e per il rientro ci si arrangerà in taxi. L’ultimo bus arriva alle 21. Strada facendo si nota un numeroso numero di persone in cammino a piedi, situazione insolita perchè le strade non sono adeguatamente illuminate. Un tizio sul bus origlia la nostra conversazione apparentemente divertito. Dopo un’ora arriviamo e ciò che succede ha del meraviglioso. Il palazzo di Diocleziano non l’avevo mai sentito menzionare ed è magnifico. Forse solo le imponenti costruzioni di S.Pietroburgo mi ricordano qualcosa di simile che avevo già visto. Pur adeguandosi ai tempi con le strutture commerciali che ne profanavo la storia, non sembra essere una cosa di plastica simil Las Vegas, ed un timore reverenziale non può non accompagnare la passeggiata. E’ già ora di rientro dopo avere veduto il mare e con un conducente di pullmino ci si accorda. All’ora stabilita con un sopportabile ritardo il tizio arriva e si ritorna in hotel. A questo punto la sorpresa raddoppia perchè si scopre che la gente a piedi stava facendo un pellegrinaggio religioso e molti fanno uso del bar dell’hotel affollando la hall all’inverosimile, e sul retro c’è un matrimonio. Curiosando in questa sede e forse cercando di infilarsi una signora ci sbatte fuori mentre la musica raggiunge decibel insospettabili. A questo punto le successive 2 ore passate nel bar dell’hotel sono piacevoli ed anticipano un tenero sonno.

SARAJEVO.
Sarajevo e la storia. Sarajevo e la religione. Sarajevo e la guerra. Tutto ciò in una città apparentemente periferica. Sarajevo ha dato origine alla prima guerra mondiale, è stato il teatro più conosciuto dell’ultima guerra baltanica, viene menzionata come modello di integrazione religiosa. Le sue sofferenze recenti sono quasi universalmente conosciute. il suo assedio. le stragi. il tunnel della salvezza. Qualcosa, vale la pena ripeterlo successa una ventina di anni fa a pochi chilometri dal benessere occidentale. Ora Sarajevo sembra una città pronta a risalire, a scacciare le angosce recenti. La guerra ha messo lo sguardo sulle atrocità mettendo in secondo piano le differenze religiose. Nella città a poca distanza tra loro ci sono la moschea araba, la chiesa cattolica, la chiesa ortodossa e, poco distante la sinagoga ebrea. Come si dice una tranquilla differenza, mentre nel resto del mondo questa vicinanza sarebbe irrealistica. Ad un estraneo parrebbe però che a questa pacifica vicinanza si abbinasse una proporzionale quantità di fedeli. E qui sorgono le prime lacune. In realtà la città è invasa da consuetudini del mondo arabo. Una passeggiata distratta mette il turista nell’ordine delle idee di essere in un paese di Allah. Nessun fastidio insopportabile, qualche brutta figura del locale dove non servono alcolici, l’odore dell’agnello alla brace, souvenirs tipicamente mediorentali. Attorno a Sarajevo la desolata campagna sembra ancor peggiore di quella serba. nel viale dei cecchini, meta dei turisti in direzione del tunnel della salvezza nei pressi del piccolo aeroporto, le abitazioni portano ancora i segni delle armi da fuoco, il caldo feroce ( circa 40° come a Belgrado) non aiuta, la sensazione di malessere non sembra immaginaria. Alcune automobili lussuose sono viste con scetticismo, sembra sia per un festival del cinema in programma in quei giorni. Eppure sembrano locali, come è possibile tanto lusso in un paese povero, un paese che ricorda il nostro dopoguerra? Qualcuno accenna ad un parametro economico che dà il paese come uno con la più alta disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza. Viene pertanto spontaneo credere che il paese sia sopravvissuto ad una terribile guerra e stia abbracciando una pericolosa direzione oligarchista.

TITO.
L’ex Yugoslavia è oggi composta da Slovenia, Croazia, Serbia, Montenegro, Bosnia Herzegovina, Macedonia e Kossovo. Tito ha saputo tenere unito il paese nel dopoguerra amalgamando molteplici differenze con l’appoggio comunista di Mosca. Un comunismo non ortodosso, poco allineato alla rigida disciplina praticata negli altri paesi limitrofi. Non si hanno notizie di spettacolari ribellioni durante la sua guida. La morte è arrivata per lui prima che il collassamento del sistema marxista messo in atto scatenasse la confusione successiva. Per alcuni è stato un nemico dell’Italia con le foibe, Trieste italiana è stata uno dei simboli della rinascita post-guerra. Oggi le visite alla sua casa dove si dice sia sepolto, è una metà turistica obbligatoria. Il museo dove sono conservati cimeli dei suoi anni vive in una dignitosa povertà, non è stato distrutto da ciarpame gadgettistico. Non si può certo paragonare ad un museo eccellente, sembra la casa di campagna in attesa di ristrutturazioni. Attorno le ambasciate, le strade disordinate. Ed in due stadi delle squadre di calcio. il Partizan e la Stella Rossa. Il primo passa quasi inosservato non fossero per i pali dell’illuminazioni. il secondo, il noto Marakana degli esperti, sembra parecchio acciaccato. Le due squadre non se la passano bene in questi periodi. Tutto sembra proceda di pari passo attorno.

TEMPERATURE.
Qualsiasi turista si informa sul tempo. Con le moderne tecnologie tutto è più facile. Ma quando fai un viaggio reduce da un’estate rovente nel tuo paese, capitare a Belgrado con 40°, a Sarajevo va meglio di poco perchè sono 38°, a Mostar una nuvoletta minacciosa rischia di mandare all’aria la visita al famoso ponte con la sua pavimentazione lucida ma l’umidità in compenso si fa sentire rendendo i 30° poco rilassanti, la voglia di rimanere in hotel non sarebbe autolenionistica. Così con buona volontà tutti si adeguano alle micidiali temperature con accorgimenti sapienti. L’abbigliamento, va da se è leggero, si sorride ad un entrata di una chiesa perchè non dovendo mostrare le gambe, qualcuno si copre con un foulard femminile. Ma il rimedio più gettonto è la ricerca dell’ombra. Ecco così la comitiva disporsi nel cono d’ombra e che importano le spiegazioni del cicerone di turno. Qualche gaffe capita è inevitabile, qualche distrazione fa si che sfuggano le spiegazioni e le domande spesso chiedano qualcosa di già detto. In questi casi meglio stare attenti a deridere il distratto di turno. A me è capitato per eccesso di ricerca d’ombra di camminare accanto a lapidi di un cimitero, e l’espressione della guida di turno è stata significativa nel suo sconforto.

  • Roberto Blasutto
    19 Ago 2017

    Grazie per l’ottima descrizione, mi è parso di aver partecipato al viaggio.

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